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"Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rimangano in silenzio" Edmund Burke


Nautilus Studio Publishing Produzioni Musicali, prende seriamente il proprio impegno nel campo della cultura.

CULTURA O NON CULTURA QUESTO E' IL DILEMMA...
Cultura è una parola generica molto ampia. Nel mondo moderno ciò che è cultura, è spesso definito dai grandi media, dai poteri forti.
Questo genera un fenomeno per cui ormai, per molte persone "cultura" è semplicemente "ciò che è di tendenza", ciò che un potere forte riesce ad imporre, mettendo in luce qualcosa a scapito di qualcos'altro, che spesso è la vera cultura. Non si seleziona il meglio (non interessa più farlo), bensì si aprono le porte al peggio e lo si promuove con pesanti campagne di marketing.
Prima chi non sapeva selezionare la qualità si difendeva dicendo che non ci può essere spazio per tutto. Ma in generale, la cultura mainstream del passato investiva sul capitale umano e ha fatto conoscere molti artisti di qualità. Oggi - a quanto pare - per il peggio c'è sempre spazio! Nascono così, forme di "cultura" degenere. La televisione e la stessa radio ce ne danno ampia dimostrazione.
Attenzione questo non è dovuto alla innovazione tecnologica o al cambio di paradigma nella distribuzione musicale (il quale non è certo esente da critiche ma di altro tipo).
Il nuovo paradigma di distribuzione ha solo consentito alle grandi case discografiche - disimpegnate da oltre un ventennio -, di mantenere la loro leadership. Se il mainstream avesse continuato a proporre buoni artisti.. non ci sarebbe stato problema. Purtroppo parliamo invece di un cambiamento ben più profondo, di tipo "filosofico" e "sociale". E' il trionfo della filosofia del disimpegno, del banale, secondo la quale non conviene più investire su talento e competenza ma su personaggi che riescano a sollevare una onda mediatica anche passeggera, tanto poi il ragazzo 1.0 lo si sostituisce con il ragazzo 2.0 e così via, in questo modo i vostri figli affetti da passione musicale, diventano bistecchine disossate da vendere un tanto all'etto e solo per l'anno in corso. Finché dura... perché come sapete in America ormai c'è chi preferisce investire sugli algoritmi e sui profili AI piuttosto che sulle persone.
Diciamo che avrebbe potuto succedere un miracolo: la società italiana nel suo insieme - sistema giornalistico e mediatico in primis - avrebbe potuto accorgersi del fatto che molta musica indipendente è di buonissima qualità e avrebbe potuto iniziare (intorno al duemila intendiamo...) a farla entrare nel circuito informativo che arriva alla gente comune (e non ai rari implacabili cercatori di pepite della nostra specie!)
Il miracolo, puntualmente... NON è avvenuto ed eccoci qua.

In questo stato di cose fare Cultura equivale ad impegnarsi in una dura battaglia contro il dilagare del peggio a scapito del meglio, ove occorre costantemente avere una attenzione critica, fare spesso delle sottolineature e dei distinguo, bocciare, opporsi, non prestarsi a... non essere accondiscendenti, anche a rischio di rendersi antipatici.
In definitiva: avere una linea. Attenzione: non una linea del "de gustibus" ma una linea vera, una linea filosofica e valoriale, che muova da criteri solidi.

UNA LINEA CHIARA
La nostra linea è quella di favorire artisti genuini e capaci e ogni forma di musica delle radici (soul-blues, jazz, boogie woogie, swing, rockabilly, surf, calypso, prog-rock... senza dimenticare la musica classica e cinematica: tutti quei tipi di musica che hanno una identità ed una storia ma che rischiano di scomparire, offuscati dalle "nuove tendenze" della musica fatta di ibridazioni sconclusionate e di loop creati al computer da chi non sa suonare alcuno strumento (e né lo ritiene importante), non sa cantare e tratta la voce con massicce dosi di compressione e autotune.
Sia chiaro: noi non siamo quegli snob che ascoltano o producono solo musica sofisticata per palati fini. Tutt'altro, però c'è modo e modo di fare intrattenimento musicale: il Swing era intrattenimento musicale, il Rock'n'Roll degli anni '50 era intrattenimento musicale... lo stesso dicasi per boogie-woogie e jump blues, ma che musica!
In linea di principio non condanniamo nemmeno la dance music, perché c'è chi ha dimostrato che pure quella può esser fatta prestando attenzione alla qualità.

Nautilus intende favorire i musicisti autentici e soprattutto valorizzare e far conoscere il talento creativo dei suoi compositori. Dovrebbe esser ovvio ma va detto, perché oramai a questo aspetto ci badano in pochi... persino nel jazz chi strappa l'applauso è spesso ritenuto un grande musicista... "quel tizio che suona un certo numero di note al secondo" e non chi crea veramente qualcosa di originale.
Se un musicista è tecnicamente bravo... a maggior ragione dovrebbe cercare di mettere a frutto la sua bravura allacciando legami artistici con chi sa scrivere o creare qualcosa di bello.
Se siete bravi performers e volete mettervi in gioco con progetti solidi basati sulla musica originale, Nautilus può darvi questa possibilità.

Persino in ambiti come il blues ed il jazz si vedono in giro quasi solo ripropositori, emulatori, oppure bravi musicisti che nel momento in cui tentano di fare qualcosa di originale cadono nello scontato, nella scopiazzatura o in adattamenti improbabili. Dove è finito il gusto musicale? Ma soprattutto perché si cerca di fare da soli qualcosa per cui non si è tagliati?

LA MUSICA DAL VIVO NELLA NOSTRA ITALIETTA
Vogliamo parlare di musica dal vivo? Noi riteniamo che questo proliferare di tribute bands e cover bands sia oltremodo dannoso per la Cultura come la intendiamo noi.
Certo si possono, ed in una certa misura si devono, far conoscere i grandi del passato alle giovani generazioni. Una volta bastavano i dischi e la radio per la verità...
Ma che senso ha una cover band di un artista ancora in attività? Ha un solo senso: quello di una assoluta mancanza di personalità ed una assoluta abbondanza di ruffianeria ed opportunismo.
I repertori li devono fare gli artisti e non qualcun altro. L'artista non deve esser messo sotto ricatto da chi lo deve ingaggiare e se lo è, dovrebbe ribellarsi a questo stato di cose.
Se fai un brano di altri meglio farlo a modo tuo e non clonarlo. Anche i Beatles facevano brani di Chuck Berry ma li facevano a modo loro. Se Eric Clapton ripropone un brano di B.B. King lo fa a modo suo: non si limita ad una penosa imitazione cabarettistica. Gli "artisti" che non sanno nemmeno avere una voce propria, ma sanno solo imitare, noi li chiamiamo "pappagalli" non artisti.

Purtroppo queste cose dure ed antipatiche da dire... e tanto elementari... sembrano non esser più elementari per nessuno. Ormai la confusione regna sovrana nelle menti e nessuno sembra più in grado di discernere il grano dalla gramigna. Ve lo diciamo chiaramente: rinsavite, rinsaviamo tutti... non è possibile andare avanti in questo modo.
Non è possibile che chi ha dedicato la propria vita alla musica, sviluppando il proprio talento, creatività e sensibilità musicale venga dopo i musicisti del sabato e della domenica che si divertono ad intonare l'artista preferito del proprietario del locale. I musicisti veri, che conoscono la musica di qualità, non dovrebbero assecondare questa situazione, per loro stessi umiliante.
L'unico modo di uscire da questa follia è tornare ad avere fiducia in chi ha talento ed in chi è competente.
La prima responsabilità in tutto questo è di chi organizza eventi. Affidatevi a chi è competente, valorizzate gli artisti creativi.
Gestire un pub, fare di testa propria e riuscire a condizionare gli altri fa sentire potenti, lo sappiamo. Ma in quel caso è solo capacità di esercitare oppressione... non certo capacità di creare eventi culturali o spazi di condivisione e di crescita.
Ove ad organizzare siano gli Enti pubblici una maggiore attenzione al territorio sarebbe il minimo. A tal proposito, se ci vorrete coinvolgere saremo lieti di darvi una mano.
Inseguire stelle e stelline nazional popolari o leggende estere ottuagenarie non porta a niente se non a sprecare il denaro dei contribuenti. Sarebbe certamente meglio valorizzare il territorio ed i suoi artisti.

Che dire dei concorsi e dei contest? A chi servono? Chi ne ha bisogno? Domandiamoci da chi sono gestiti, in che modo e con quali scopi. Anzi non domandiamocelo proprio... richiede troppa fatica giusto?
Allora aboliamoli e basta. Non ne abbiamo visti abbastanza da capire come funziona il tutto?
Al netto dei nepotismi... qualcuno confonde la musica con lo sport... la musica non è sport... l'arte non è misurabile come lo spazio ed il tempo. L'arte è condivisione non competizione.
Ci sarebbe bisogno di Festivals... "Festivals" come "festa" come condivisione appunto. Festivals dedicati a generi musicali di qualche valore soprattutto.
Sapete perché vi propinano le competizioni di cantanti? Perché la competizione è tra le etichette discografiche. Ai cantanti di competere non importa niente. Ci deve essere un vincitore tra i discografici.
Cosa ci vuole ad organizzare un Contest facendo pagare l'iscrizione ai partecipanti? Lo saprebbe fare chiunque... ed infatti i contest sono organizzati ormai da chiunque.
Come premio un bundle di servizi a basso costo di cui il più delle volte l'artista non sa che farsene. Puro marketing privo di sostanza.

Ci vorrebbero organizzatori capaci e dotati di cultura musicale, un genere di prima necessità che al giorno d'oggi scarseggia.
Quando si parla di concerti live, un problema è come si finanzia la musica oggi... in una società ormai priva di cultura musicale... a chi vai a chiedere il contributo economico per l'organizzazione?
Ecco perché il tema della trasmissione della cultura musicale è un tema prioritario.
Vogliamo andare a cercare le colpe? Facciamolo stando bassi: 30 anni di programmazione radiofonica omologata e scellerata certamente hanno influito pesantemente. 40 anni di dominio delle discoteche... pure.
Hanno generato genitori incapaci di trasmettere qualsiasi tipo di cultura musicale ai figli. Giornalisti e speakers narcisi che vogliono esser loro al centro della attenzione anziché mettersi umilmente al servizio
della Cultura e dei veri artisti. In poche parole l'opportunismo ed il cinismo di chi è prono ai poteri forti.
Si parla sempre dei soliti che tutti conoscono... perché? Perché ormai c'è gente disposta a pagare per avere una recensione. Niente soldi niente recensione. Bhé noi siamo contrari a questo. Pensiamo che i giornali dovrebbero stare in piedi da soli.

PERCHE' LA MUSICA OGGI E' COSI' BRUTTA?
Vi domandate come mai la musica oggi è così brutta? Perché quella che ascoltate non è musica. E' spazzatura, inquinamento acustico.
E non è certo per scarsità di formazione musicale... di quella ce n'è pure troppa! Ma dove la vedete una società capace di accogliere i nuovi artisti che si formano nei Conservatori e nelle innumerevoli scuole di musica?
Quello che manca sono: cultura musicale e capacità di appoggiare e dare fiducia a chi ha cultura musicale, piuttosto che ai tecnici ed ai puri affaristi che invadono il campo della musica.

CONCLUSIONI
Tutto quanto avete letto sopra non significa affatto che noi siamo dei pessimisti. Noi siamo anzi i più grandi sognatori.
Sognamo talmente in grande che ci piacerebbe pensare che la situazione disperata in cui ci troviamo, sia recuperabile. Lavoriamo ogni giorno per questo.
Cambiare le cose in meglio è sempre possibile, basta assumersene l'impegno, anziché limitarsi a seguire la corrente.

Massimo Pierini